venerdì, 16 gennaio 2009
Mancava l'anima. MissBlum sono sempre stata io. Blog e account. Seguivano i miei umori e i miei capricci. Ultimamente c'era demotivazione. E mancanza di un'idea a cui fare riferimento. Così ho pensato di cambiare. Di iniziare un progetto nuovo. Qualcosa con un'anima. Con un'idea. Speriamo bene.
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domenica, 11 gennaio 2009
Volevo scrivere qualcosa di più articolato. Ero arrivata a una mezza cartella buona. Non me ne piaceva nemmeno una riga. Questo è quanto. Demotivazione. Pessimismo scrittorio. Non mi capita più di pensare in anticipo a possibili post. Non mi capita più di sentire il bisogno di scrivere qualcosa. Bisogna rattristarsene? Forse no. Tutto ha un perchè, ma non tutto è come sembra.

Righe sparse insensate e demotivate (forse è meglio ricominciare dai frammenti, dalle piccole cose)
Se avessi dovuto incoronare un film del 2008 sarebbe stato Il petroliere. Subito dopo Il divo e Il joker. Il resto mancia. Filosofia dell'ermetismo, del riassunto concentrato doppio concentrato triplo concentrato.
A me Lasciami entrare è piaciuto. Nella guera che serpeggia, aleggia, mormora tra i blog io mi schiero tra quelli che sì. E no, non sono tra quelli che si sono commossi. E no, non è per la storia del segnale morse. E venerdì esce Milk. E sono contenta.
L'ultimo film del 2008 è stato Stella. Anche di questo sono stata contenta. Adoro le tappezzerie anni settanta.
Inspiegabilmente mi sono trovata a rivedere Across the universe e altrettanto inspiegabilmente questa volta mi è quasi piaciucchiato. Misteri! (come direbbe Sandro Giacobbo) No, non sono misteri. Il tempo modifica, guarisce, sbiadisce, altera i contorni. Presente vs passato. Visioni alterate dal vissuto.
Vacanze di Natale votate alla cura dalle molteplici malattie e a una cura intensiva specialissima a base di Werner Herzog. Uomo che si ama. Si è pronti per la ballata.
L'uomo del mese di dicembre è stato Filippo Timi. Si attende l'uomo del mese di Gennaio. Proposte? (Perchè sì, a me anche Come dio comanda è piaciuto. E sosterrò fino alla morte che la scena della cariola e del greto del fiume è kimkidukiana).
Non cominciate a leggere libri di Giuseppe Genna. Si entra in un tunnel da cui è difficile uscire. Io vi ho avvisati.
Quest'anno niente propositi per l'anno nuovo. L'anno scorso ne avevo fatto solo due. E nemmeno troppo complicati. Ho fatto fiasco totale (chiedetelo alle persone cui do appuntamento o a chi mi vede la mattina presto) ma ho trionfato in ambiti inaspettati. La vita è imprevedibile,  si fa un baffo dei nostri buoni propositi, quindi rassegnamoci e prendiamo quello che viene.
Stop.
venerdì, 14 novembre 2008
E piove. Come se non dovesse smettere mai. Come se dovesse essere questo il mondo, come se tutto fosse sempre e comunque stato questa cosa sgocciolante e umidiccia.
Piove da giorni. Piove da settimane. Piove tanto da far dimenticare il sole e il caldo e l'asciutto. Piove tanto da inondare le strade e i fiumi. E camera mia. Una sera torno a casa, metto i piedi sul tappeto e Sciaf!!, qualcosa di acquoso sotto i piedi. Tutto allagato. Piove tanto soprattutto la mattina appena esco di casa, meglio se c'è vento, così da assicurarmi un'intera giornata di umidità. E un giorno il vento era tanto forte e il mare era tanto mosso che in treno arrivavano le onde sui finestrini. C'era tanta gente perchè c'era da manifestare e gli animi erano tesi. Un ragazzino ha aperto un finestrino giustificandosi dicendo che tanto se il treno è fermo l'acqua non entra. Tutti a imprecare e a lamentarsi. E io vedevo il sale e le alghette scivolare sul vetro. E pensavo che in fondo era bello entusiasmarsi per quella cosa un pò pericolosa e un pò affascinante.
Il novembre della natura che fa strane cose. Come quel giorno in cui tutto il fiume si è inondato di una schiuma che a mia madre ricordava il blob del film. Anche se quando la gente dice blob a me viene in mente il programma di raitre quando aveva la sigla vecchia con la scena del film e non proprio il film.
Piove e la pioggia copre tutto, con il suo strato uniforme di H2O. Che poi, dico io, non finisce mai? A forza di scendere da quelle nuvole non si esaurisce? A pensarci bene la pioggia vola. Sta tutto quel tempo lassù sulle nuvole sfidando la forza di gravità. Vola. La pioggia è un miracolo.
Ma ora sono stanca e vado a dormire. Il rumore della pioggia è la migliore delle ninne nanne.
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categoria:istantanee
sabato, 18 ottobre 2008
Tempo di non scrivere e non pensare ma di vedere e fare. Di soppesare la parole nel quotidiano snocciolarsi dei minuti. Tempo di allungare la mano e aspettare. L'autunno è la stagione dei progetti. Dell'estate che è già stata e dell'inverno che sarà. Dei giorni che si accorciano a ricordarci che il tempo non si può comprare.
Vite che si sdoppiano, si triplicano, intersecando realtà e pretesa tale in girandole di pensieri e visioni. Nel dubbio meglio tacere. Parlare quando si saprà cosa e come dire.
Silenzio.


Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell'anno 1944.
(B. Fenoglio)

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categoria:resoconti
sabato, 04 ottobre 2008
IL PAESE DELLE TESTE DI CAZZO

Il vento fa il suo giro è la storia di un paesino abitato da immani teste di cazzo. A un certo punto un foresto arriva a turbare la quiete di suddetto paesino. Sarà lui a rompere l'incantesimo maledetto che vuole questo paesino abitato solo da teste di cazzo? Ma certo che no. Anche il foresto è una testa di cazzo. E gli abitanti del borghetto, da brave teste di cazzo quali sono, invece di festeggiare l'avvento di un loro consimile, decidono di fargli la guèra.
Scherzo.
Mi sono fatta un giretto e pare che Il vento fa il suo giro sia piaciuto a tutti tuttissimi. A me no, ecco. L'ho detto. Cioè, non è che non mi sia piaciuto per niente niente. Mi rendo conto che proprio quello che a molti è garbato è ciò che a me ha dato più fastidio. Quel suo essere sulla linea di confine tra realismo e grottesco stereotipato senza mai prendere una decisione. Nè film  realista (i personaggi sono troppo stereotipati: c'è lo scemo del villaggio, c'è il sindaco bonaccione, c'è la vecchiaccia isterica, c'è il tombeur de femmes, c'è il foresto fricchettone, c'è la moglie del foresto carina e gentile etc etc) nè thrillerone morboso, nè tantomeno grottesca parodia. Ma, giuro, fino alla fine lo si è guardato con speranza. Però. Però c'è quel finale. Il finale è brutto. E' brutto a livello teorico, come modalità di concludere il film. E' brutto nella messa in scena, con quel discorso in chiesa che non ci volevo credere.
Lo dico? Lo dico. Io volevo un finale alla Hot Fuzz.

Però io quel paesino lo voglio andare a visitare, è meraviglioso. E poi è nella valle dove andavo a fare i campi estivi da bambina. Oooohhhh.


NON E' UN PAESE PER VECCHINE ARZILLE E SESSUALMENTE ATTIVE

Titoletto telefonato e scontato. Lo so. Ma non ho resistito.
Quello che sorprende e incanta di Pranzo di ferragosto è come riesca a trattare un tema triste e doloroso come quello degli anziani scarrozzati, sbolognati e affidati alle badanti. L'Italia è un paese di vecchi tanto che ormai la loro "sistemazione" è diventata una vera e propria emergenza sociale. Ma l'Italia non è un paese per vecchi, non è affatto a misura di vecchio.
Di Gregorio riesce a presentarci un gruppo di vecchine "tipiche", quasi banali nel loro essere realisticamente vecchie, a farcele amare e a farci ridere con loro. La vecchiaia è rughe, è memoria che ritorna al passato in modo ricorrente ma che difetta nel presente, è una lista di medicine da prendere, è nostalgia e solitudine, è noia, è un piatto di pasta al forno cucinato a regola d'arte (Zia Maria è la mia preferita), è voglia di scappare, è fame (di cibi proibiti, di affetto, di risate), è diffidenza verso il mondo esterno, è ricerca del conosciuto e dell'abitudine, è voglia di fare i capricci.
La vecchiaia può essere tutto questo e molto altro. Per una volta è stata un film che fa ridere e fa bene al cuore.



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categoria:buone nuove
sabato, 27 settembre 2008
Io appena sveglia non parlo. Prendo contatto con il mondo a fatica, i neuroni si riattivano lentamente e tutti gli input sensoriali giungono alla mia percezione ovattati e lontani. Il legame tra pensiero e linguaggio nella prima mezzora non è ancora stato ancora ripristinato e articolare parole mi risulta particolarmente difficile. Se mi vengono rivolte domande in questo lasso di tempo e io sono abbastanza in confidenza con chi le ha formulate mi permetto di rispondere grugnendo. Se posso non proferisco alcun suono, che è più dignitoso.
A volte però l'interlocutore insiste, oppure io stessa mi rendo conto che è il caso di rispondere in modo sensato. Ed è il dramma. Se mi concentro per parlare non riesco a pensare. E viceversa. In pratica, non so quello che dico.
Rimango poi in coma vigile per almeno un'ora. Tempo che si estende in maniera direttamente proporzionale alla quantità di sonno arretrato con cui mi sono svegliata. Nel mio caso il sonno arretrato è un postulato di vita. La domanda non è quanto hai dormito ma quanto ancora avresti voluto dormire? Sono una drogata del dormire. E' un brutto male.
E' un fatto comunemente risaputo la sostanziale differenza tra le persone che si svegliano già attive e quelle che no. Le prime si riconoscono perchè al trillo della sveglia saltato immediatamente sul letto, si alzano e danno l'avvio alla loro giornata. Alcune sono già in piedi perchè a loro la sveglia fa un baffo, hanno un accidenti di orologio interno tale per cui si svegliano quando devono e anche un po' prima. Queste persone appena sveglie hanno tutte le connessioni al posto giusto: parlano e interagiscono con il mondo come se non si fossero mai nemmeno addormentate.
Io sono una persona che benedice ogni giorno l'esistenza del tasto snoozer (anzi, non bastandomi lo snoozer ho una sveglia programmabile su due differenti orari ciascuno dei quali può a volta essere snoozerato).
Ho ereditato il coma mattiniero da mio padre. Al mattino io e lui non parliamo. L'ultimo anno delle superiori ci alzavamo insieme e poi lui mi accompagnava in motorino a scuola. Il tutto in perfetto silenzio. Io non parlavo, lui non parlava. Agivamo in automatico da bravi sonnambuli quali siamo senza fastidiarci a vicenda. C'è da dire che mio padre non parla praticamente mai. Non perchè sia muto ma perchè è di quelle persone che ritengono inutile fare chiacchiera con il prossimo. Lui comunica con il mondo solo quando ritiene di avere qualcosa di sensato da dire. Diciamo che al mattino è ancora peggio (o meglio, a seconda della prospettiva) del solito.
Il problema è mia madre. Mia madre al mattino è sveglia. E vuole parlare. Se ci sono vuole parlare con me. E non le entra in testa che io non.ce.la.posso.fare.
Con la nuova sistemazione abitativa mi ero illusa di scampare non dico per sempre ma quasi alla tortura di avere a che fare con mia madre di primo mattino. Ahimè mi sbagliavo.
Ieri mi sono svegliata in condizioni pessime. Ho deciso di caracollare giù dal letto al 10° snooze. O giù di lì. Ero già potenzialmente in ritardo per andare a lavoro. Mia madre decide di venirmi a fare visita. Incurante delle occhiaie e dello sguardo catatonico, inizia a discorrere con me. Rispondo elargendo frasi generate automaticamente dal mio generatore di frasi di circostanza. A un certo punto, il dramma. La Domanda Specifica.
“Allora, me la dai la cintura?”
“Umh (biascicando un po'). Cintura...” Mi chiedo perchè accidenti mia madre al mattino presto mi venga a parlare di cinture.
“Sì, la cintura.”
“Quale cintura?”
“La cintura che mi hai detto che mi avresti dato.”
“Ti ho detto che ti avrei dato.” (ripetere i concetti degli altri in questi casi non solo simula una vera discussione ma permette di prendere tempo).
“Sì, me lo avevi detto. Per i pantaloni che mi cadono.”
“Te l'ho detto io.”
“Sì.”
Nebbia. Nessun ricordo in proposito.
“Ma quando?”
“Eh, qualche mese fa.” Allora, capiamoci. Mia madre non solo viene di mattina presto a parlarmi di cinture, ma pretende anche che io onori una promessa estortami mesi addietro. E di cui comunque non ho memoria.
“No mamma, non ero io.” Negare. Sempre e comunque. Negare negare negare. C'è sempre tempo poi per eventuali smentite.
“Ma sì che eri tu.”
“Ma no, non mi ricordo proprio. E poi, su, è mattino, non vedi che non ce la posso fare?” Seconda strategia: impietosire.
“Ma mi avevi detto che ce l'avevi...” Tono triste. Controstategia di madre: impietosire a sua volta.
“Va beh, poi ci guardo.” Prendere ancora tempo. “Ora scusa ma sono in ritardo.”
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categoria:deliri quotidiani
domenica, 21 settembre 2008
Il fatto è che non mi aspettavo di ridere, tutti ad andarci piano con le recensioni  tanto che alla fine non mi ero fatta un'idea. E invece ho riso parecchio. Ed è stata una piacevole sorpresa.
Stare a fare discordi sul genere non mi sembra possa avere un senso. Burn After Reading è un film in intrinsecamente coeniano, tutto equivoci e stupidità. La stupidità dell'americano medio, quello che il personaggio di John Malkovich dichiara di aver voluto combattere tutta la vita, proprio lui che invece passa per lo stupido del villaggio.
Il lato idiota dell'America alla Fargo viene qui portato alle sue estreme e risibili conseguenze, non a caso allargando notevolmente il tiro. Dove in Fargo tutto rimaneva nei confini di un paesino, qui il respiro si allarga fino ad abbracciare una dimensione internazionale. Del resto il sottotitolo italiano ci parla di spie, no?
Brad Pitt e George Clooney che fanno gli imbecilli sono sempre divertenti. Mio vanto personale il fatto  di aver potuto contare i segni dell'acne sul volto del primo, avendo visto il film in terza fila.
Pioggia + freddo che arriva + primo film che esce appetibile al grande pubblico = sala piena.

Ma il mio affetto va a Frances McDormand.


Finale con sorpresa.
Per quanto di voi lo sapevano e aspettavano, per quanti di voi non sapevano cosa ma comunque aspettavano, per quanto di voi non sapevano ma da oggi non potranno dire di non sapere, per voi insomma...Le Avventure di Cocca in Salento V.M.14. Ovvero, il lato stupido di una blogger in vacanza.
A proposito di.

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categoria:resoconti, buone nuove, idiozia, cazzate miste
lunedì, 15 settembre 2008
Primo giorno in cui rivedo il nostro amato Bambino G. nel dopo-vacanze. Lo trovo entusiasta del primo giorno delle medie. Aaaah, le medie. Bel periodo dimmerda.
Ma non è delle medie che voglio parlarvi oggi. Ci ha già pensato Elio a suo tempo.

Dialogo tra il Bimbo G. e la SottoScritta.

B.G.: Sai che ho due film di Charlie Chaplin?
S.S.: Ah sì?
B.G.: Sì sì, ho Il grande dittatore ad esempio. E' una presa in giro di Hitler.

E comincia  raccontarmi la storia del film. Perchè lo ha davvero visto. Avrei voluto abbracciarlo e stringerlo.
Meno male che c'è il Bambino G. a ricordarmi che non tutto è perduto, in questo mondo.
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categoria:bambino g
domenica, 14 settembre 2008
Io i necrologi non li faccio. Non mi piacciono. Non mi piace il frasario rituale in ricordo della Persona Morta. Figuriamoci se mi può piacere quello in ricordo della Persona Suicida.
Perchè sono fregnacce quelle che ci si racconta sul fatto che il suicidio sia una scelta. Il suicidio non è figlio di una scelta. Il suicidio è figlio della disperazione. Disperazione concentrata nel tempo e nello spazio, che inizia a dilatarsi fino a esplodere.
Il suicidio non è un armistizio che segna la fine di una guerra. Il suicidio è una resa incondizionata.
E che proprio lui si sia arreso mi fa incazzare. Mi rende infinitamente triste e mi fa pensare che non ci siano vie di uscita, che la lotta sia sempre impari e contro nemici più forti di noi.
Cazzo, non me lo doveva fare.
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martedì, 02 settembre 2008
Allora. E' settembre. I bagordi agostani sono definitivamente finiti ed è tempo di...ricominciare a lavorare? Studiare? Pensare di combinare qualcosa nella vita? Ma certo che no. E' tempo di ricominciare a vedere film, che diamine.
Si è ricominciato con Eldorado Road. Filmino belga (ma quanto sono dritte le strade in belgio?) davvero ino visto la microbica durata di un'ora e venti.
Sarà che avevo tra le mani con orgoglio la locandina fresca di conquista de L'uomo senza passato di quell'uomo che non si può non amare di Kaurismaki ma devo dire che qualche  e dico qualche rassomiglianza di stile a me in mente è venuta. Riprese di paesaggi che amplificano e estendono il vissuto dei personaggi, il dolore rappresentato per mezzo dei silenzi e lavorando di sottrazione attraverso sguardi gonfi di significati, un certo humour surreale fatto di personaggi bizzarri che fanno cose bizzarre parlando di cose bizzarre, che fa tanto ridere i cinefili ma morire di noia tutti gli altri.
C'è chi prevede che sia una cosa indiessima e lo è. Tanto che alla fine si sbircia nella colonna sonora (che qui per ovvi motivi è piaciuta parecchio) e si scopre che vi compare quel guru dell'indie che è Devendra Banhart. Astenersi in caso di allergia.
Sappiatelo.
Il film quando sembra prendere ritmo e tu dici ora! ora!...finisce. Ma forse è giusto così.  
Film breve, recensione breve. Stop.
Qui si aspettano le uscite dell'autunno e si guarda con gioia alla riapertura dei cinema.
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categoria:buone visioni
venerdì, 22 agosto 2008
Raccontare e raccontarsi per riordinare i cassetti, per fissare le memorie, per ridare senso al corso degli avvenimenti. Nell'arte di narrare si tenta spesso di cercare nelle parole aiuto per visualizzare i concetti, per renderli tangibili e vividi. Si usano figure retoriche, spesso si costruiscono metafore correndo il rischio di sbagliare immagine, di scadere nel banale e nel risibile, di non raggiungere i propri scopi. La metafora perde così il suo ruolo di contenitore di significati e diventa un involucro vuoto.
A volte però capita che accada il contrario. Succede quando non è chi scrive a cercare metafore ma quando sono le metafore a cercare la strada per essere narrate, inseguendo chi scrive e braccandolo a ogni angolo di strada.
Sono partita per la vacanza di quest'estate con obiettivi abbastanza delineati. Pensavo di sapere che cosa fare e che cosa volere. Pensavo di sapere quali erano le opzioni tra cui scegliere, quali i percorsi, quali i momenti.
Ma ho passato i giorni a perdermi. E intendo fisicamente. Con i compagni e le compagne di viaggio che mi hanno accompagnato su e giù per la Puglia ho più volte smarrito la strada, sbagliato scelta agli incroci, dimenticato i punti di riferimento, vagato senza meta lungo strade di campagna fino al mattino, perso il mezzo di locomozione, chiesto indicazioni e ricevuto risposte bunueliane di muri che non si possono non vedere ma che non esistono e di cartelli che si spostano o che forse non ci sono mai stati.
Pensavo di potermi affidare a chi guidava per me ma ho capito il senso del mio viaggiare solo quando ho guardato con attenzione la strada e ho distolto lo sguardo delle mille sfumature del paesaggio.
Certo è che ho davvero avuto bisogno di perdermi tutte quelle volte per cogliere la metafora che mi correva dietro calpestandomi le caviglie.
E appare quasi superfluo sottolineare che avevo sbagliato tutti i programmi.
Non ho fatto che perdermi. Ma è stato bello così.

Ci sono viaggi che non sono partenze. Ci sono viaggi che sono ritorni. Spirali che si contorcono nel tempo e nello spazio alla ricerca degli equilibri e dei momenti che sono già stati. Ridiscese alla ricerca di frammenti di se stessi seminati lontano e per lungo tempo dimenticati. Ho rimesso piede in Puglia dopo cinque anni. Cinque anni precisi, stesso mese stessi giorni. Cinque anni che hanno visto molti pezzi di me svanire, cambiare, ritornare.
I ritorni non sono mai davvero circolari, non si trova mai il punto esatto che era stato segnato come attimo di ripristino. La vernice rossa con cui si tinge la strada svanisce sotto il sole e con i giorni che vengono erosi dagli anni. E' la giustizia del tempo, che sceglie per noi.
E quando appare l'imprevisto stupisce. Ma un po' lo sapevi già. Così quando torni a casa è tutto come prima. Eppure tutto è cambiato.


PS. Questa volta niente raccontini stupidi, niente aneddoti divertenti e niente battute ironiche. Niente MissBlumismi insomma. Me ne dispiace, perchè ne avrei da raccontare. Ma se le cose vanno come dovrebbero arriverà presto una sorpresa che vi ripagherà di questo post lagna.
Nel frattempo, per voi, la sigla delle vacanze.

 
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categoria:resoconti, missblum
mercoledì, 06 agosto 2008
Non ha molto senso stare a dirvi che ci saranno dei giorni di pausa perchè vado in vacanza, vista la rarefattezza dei miei post post-trasloco. Potevo non dirvi niente, andare e venire e nessuno se ne sarebbe accorto. Che poi tanto sono tutti già in vacanza (a parte stoiche eccezioni che comunque partiranno a breve).
Agosto è un mese ben triste a pensarci. Tutti che vanno e vengono, l'estate che va a morire, le vacanze tanto agognate che non fai in tempo a girarti e sono finite, le giornate che si accorciano e i tramonti che avanzano nei giorni.
Ma non sono triste, in realtà, è solo un pò di posa decadente. Domani del resto parto. Sarà l'ansia da valigia.
Se passo di qua è per lasciarvi un saluto. E il saluto è questo.
 
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categoria:piccole gioie, tra una nota e laltra, gaudio e giubilo
giovedì, 24 luglio 2008
Lo si sapeva. Cioè, penso che proprio nessuno non se lo aspettasse. Mesi di hype, di “hai visto la locandina?”, di “oh, il trailer!”, di “appena esce lo vado a vedere, cascasse il mondo”. Mesi di post sui nuovi dettagli del film usciti, di immagini e video e citazioni riportate sui tumblr. Mesi di frenesia blogghica e non solo.
E il tutto incominciato già ben prima.

Tante sono state le attese di quest’anno. Nessuna paragonabile a questa. Nessuna che abbia visto corrispondere ad aspettative così alte un tale effetto durante e dopo la visione. La risultante tra aspettative e realtà è sempre incerta, altalenante. Si pensano cose che poi non sono, a volte in meglio, a volte in peggio, a volte in modi che non pensavi, né migliori né peggiori. Solo diversi. Ma raramente ho vissuto un tale crescendo di robe. Chè qui non si sa nemmeno che parole usare.

Vogliamo scendere nei dettagli?
Vogliamo davvero parlare dell’HeatJoker? Del male come caos, come impossibilità di scegliere. Del Jolly appeso a testa in giù ma visto alla rovescia e quindi inquadrato dritto. Di tutto che si capovolge e si rigira e si contorce.
Di un’interpretazione che ha dell’incredibile (e dai, diciamolo, tanto siamo tutti a pensarlo e a non avere il coraggio di dirlo. Ci manca.)
Di un Batman con i denti da vampiro. “E’ arrivato Batman. E vuole giocare con me”.
Di coltelli che tagliano, segnano, scolpiscono. E di storielle raccontate perché il grottesco non è nell’ambientazione surreale e nei costumi da cartone animato come nei Batman di Burton. Il grottesco è in tutti noi. “Why so serious?”
Di un Due Facce forse sviluppato in modo sbrigativo rispetto alla storia fumettara del personagio ma essenziale allo svolgimento del film.
Di Alfred che fa sempre le sue battutine e per questo gli si vuole bene. Perché dove regna la risata macabra del Joker è essenziale ricordarsi che è possibile sciogliere almeno per qualche secondo il ghigno inciso sulla faccia, almeno al di qua dello schermo.
Di un film dove tutto brucia e salta in aria. Camion, elicotteri, montagne di soldi, certezze, affetti, equilibri. “La follia è come la gravità. Basta una piccola spinta.”
Di un film che fa della speranza una merce rara e venduta a caro prezzo sul mercato nero delle esistenze.
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categoria:buone visioni
mercoledì, 23 luglio 2008
Bambino G.: Io stasera vado al cinema.
MissBlum: Ah sì? A vedere che cosa?
Bambino G.: Eh, il Joker (Non Batman amici miei, ha detto proprio Joker...)
MissBlum: Aaahh.
Bambino G.: Non lo potrai credere ma quello che fa il Joker è morto e quello che fa Batman lo hanno arrestato.
MissBlum: Ma dai? (pausa) Dove vai a vederlo?
Bambino G.: E tu che ne sai?
MissBlum: Ehh.
Bambino G.: Sai, non pensavo ti piacesse Batman.

(Lo amiamo tutti questo bambino, vero?)
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categoria:buone nuove, hype
giovedì, 26 giugno 2008

Ciascuno di noi prima o poi ha una notte prima da raccontare. Sono notti di speranza, notti di attesa, notti di dubbi e di interrogativi. Notti di progetti. Notti da dormire profondamente per riposare, notti da passare insonni a fissare il muro e ascoltare i grilli fuori dalla finestra. Notti che si allungano e si accorciano secondo i capricci della curve che ha preso la vita, notti dilatate e ristrette come elastici che tengono insieme quello che c’era prima da quello che ci sarà dopo. Notti di confine tra ere che si danno il passo. Notti del dopo non sarà mai più come prima.
Notti difficili, come uno dei miei libri preferiti, come uno dei titoli più azzeccati di sempre.
Ne ho in mente già molte, di notti così, notti corsare, dove tutto sembra possibile: è lì, sul punto di accadere. Ma manca ancora qualche ora. Notti dalle quali ti svegli, se sei andato a dormire e tutto è destinato a cambiare. Anzi, è già cambiato.

E voi?

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categoria:buone nuove