(Visto Aspettando Godot, finalmente! Finale di partita però è ancora più assurdo, cinico e pessimista. Capirete perché preferisco quest’ultimo.)
Miss Blum come Daryl Hannah? Umh...no eh?
Per non parlare sempre (e a sproposito) di cinema, questa donnina è attualmente in cima alla classifica del “Se rinasco voglio essere lei”. Le sua canzoni hanno tutte le caratteristiche che vorrei avessero se fossi stata io a comporle. In un universo parallelo in cui io sono una musicista, ovviamente.
Felicitazioni.
A febbraio i canali di sky hanno pensato di farci pesare San Valentino, sprecandosi in film a sfondo romantico. Siete contenti?
MissBlum ha però colto l’occasione per vedersi un vecchio film di Malle, Les Amants.
E ha capito una cosa. Qui sa che molti non saranno d’accordo. Perché il cinema francese non si tocca, ancora meno la sua musa. Ma a MissBlum Jeanne Moreau sta un pò sulle palle. Che poi non è neanche colpa sua. Cioè un po’ sì. Ma procediamo con ordine. Forse il problema di fondo sono i suoi personaggi. O almeno quelli che adesso le vengono in mente. Donnine fastidiose. Poco simpatiche. Che sorridono poco. Perché poi le poche volte che sorride cambia tutto.
Una cosa però più di ogni altra cosa infastidisce MissBlum. La camminata di Jeanne Moreau. Nel senso del modo in cui cammina. Un misto di eleganza e goffaggine, con le braccia e le spalle sempre troppo in avanti rispetto al resto del corpo. Procedendo a piccolo passi poco convincenti. Chissà perché MissBlum ha notato questa cosa. Mah. Fatto sta che la infastidisce. E nei film che ricorda MissBlum lei cammina parecchio. Tipo si ricorda (anche perché l’ha visto da poco) Ascensore per il patibolo. E la scenona del film è una lunga ripresa di Jeanne Moreau che cammina. Forse MissBlum dovrebbe riflettere su questa cosa. Invece di perdere tempo a notare la camminata, non poteva concentrarsi sul film?
Per allietarsi invece la serata di San Valentino si è vista Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto. Il panorama sky non offriva granchè, ad essere sinceri. Il film è carino a tratti e a tratti anche no. Però Giannini è immenso. Tragicamente significativa, a posteriori, una battuta su Berlinguer e sul compromesso storico all’inizio del film. Un po’ come in quei film pre-11 settembre ambientati a New York in cui si vedono le torri. Ecco, un pò come se nel film fosse apparso Aldo Moro.
Fermata dell’autobus, Genova, ore 18:10. MissBlum aspetta di tornare a casa. Diluvia, lei non ha l’ombrello. Una signora armeggia con il suo, di ombrello. E’ rotto. Una voce chiama MissBlum da dietro le spalle. Lei riconosce subito dall’accento e dalle parole quell’inglese tipico degli africani. O almeno di alcuni africani. MissBlum si gira e le appare un distinto signore in giacca e cravatta con un enorme mazzo di fiori da negozio. Il signore manco a dirlo è di pelle scura. Le sta offrendo riparo dalla pioggia col suo ombrello. Lo offre anche alla signora dell’ombrello rotto.
“Mama, can I help you?”
Ma la signora guarda il signore distinto con la coda dell’occhio, vede la pelle nera e i fiori e neanche si gira. Fa finta di non sentire. Il signore è stranito. Chiede a MissBlum se conosce la signora. No. “Oh, you are alone!”. Spiega che è dispiaciuto perchè la signora si sta bagnando. E va beh, pensa MissBlum. Fatti suoi. Nella prossima vita se li fa passare i pregiudizi.
Arriva l’autobus del signore, che saluta ed è dispiaciuto di lasciare MissBlum lì ad aspettare il suo che non è ancora arrivato. Quando se ne va la signora attacca discorso con MissBlum. Si giustifica. Ma io non capisco l’inglese, non avevo capito. E poi ho visto i fiori. E poi pensavo parlasse con te.
Eh si, ho visto, dice MissBlum, e invece è stato molto gentile. Voleva solo offrire il suo ombrello.
ps. chi conosce MissBlum se la riderà di brutto nel sapere che le sono stati fatti i complimenti per il suo inglese.Tzè.
Farò outing. Cinematograficamente nasco e cresco come una terribile fifona. Fin dall’infanzia mia pressante preoccupazione è stata evitare come la peste i film che mi facevano/avrebbero potuto farmi paura. Quando sapevo che facevano alla tivvù uno dei film da me più temuti evitavo persino di fare zapping, per evitare di imbattermi in qualche scena raccapricciante. Ricordo con orrore gli anni di Nightmare. Nightmare non lo potevo nemmeno guardare nella pubblicità del film. Già solo il pensiero del suo faccione deturpato e delle lame aguzze al posto delle dita bastava a togliermi il sonno. Quando dico che ero una fifona intendo dire che sono rimasta profondamente shoccata da niente di meno che Chi ha incastrato Roger Rabbit? la cui visione mi fu estorta con l’inganno facendomi credere che trattatavasi di film per bambini. Per anni ho avuto incubi in cui poveri cartoni animati indifesi venivano sciolti nella salamoia. E vogliamo parlare della vocina stridula del cattivone? Brrrr…
Con il tempo le paure si sono ristrette, anzi, praticamente dissolte.
Una cosa mi è rimasta: lo schifo-raccapriccio per certe scene. Il gore in generale, diciamo (mentre lo splatter no, in linea di principio). Il problema non è che mi fa paura, il problema è che mi sento un po’ male a vedere certe scene, senza contare che poi me le sogno pure.
Questa cosa però mi da fastidio, perché mi preclude la possibilità di vedere molti film. O me ne rovina la visione. Tipo Sin City. Mi rendo conto di essere l’unica fessa che è uscita dalla visione di questo film con un senso di forte nausea. Perché poi non mi era dispiaciuto, solo che certe scene continuavano a perseguitarmi (ebbene sì, nonostante il fatto che molte fossero in forma di cartoon!, è l’idea che conta, non la verosimiglianza della rappresentazione).
Finchè questa cosa mi tiene lontana da prodotti tipo Saw ok, la mia coscienza cinefila non crollerà per questo. Ma di fronte alla trilogia di Park, come potevo fare? Tutti a dire che si tratta di film bellissimi fantastici irripetibili…
Così ho trovato un compromesso. Vedere il film registrato con tasto fast forward a portata di mano. E ho visto Oldboy e pure Sympathy for Mr. Vengeance. Ho usato il tastino salvifico solo in due scene, entrambe di Oldboy (quella dei denti e quella della lingua, tanto per intenderci) e ho distolto lo sguardo solo in una scena di Sympathy (quella del cutter, sempre per intenderci).
E non sono stata male.
Faccio progressi.
Ps. Che poi spesso rimango fregata da film insospettabili. Tipo sono stata malissimo nella scena della tortura dell’ultimo Loach.
MissBlum: "Quella battuta di prima è da antologia"
Amica di MissBlum: “Uh?”
MissBlum: “Che c’è?”
Amica di MissBlum: “Ma hai detto deontologia?”
MissBlum: “Deontologia? Cioè battuta deontologia?”
Amica di MissBlum: “Eh si, ho capito così”
MissBlum: “Ma no, ho detto battuta da ontologia”
Amica di MissBlum: “Eh?”
MissBlum: “Battuta da ont...anto…va beh, quella cosa lì”
(E io non ero ubriaca)
Dopo aver letto il commento di jelly al post precedente ho iniziato a rimuginare sulla questione sollevata: i bravi attori che si riciclano/si svendono/si fanno fregare facendo filmacci. Perchè sono tanti e spesso non se ne capisce nemmeno il motivo (soldi? fama? ma se sono personaggi che hanno una sovrabbondanza di entrambe queste cose!).
Così ho pensato di chiedere a voi. Qual è l’attore che stimavate e che un giorno vi ha proprio deluso ma deluso deluso prestandosi a fare un film che neanche un morto di fame? E qual è il film in questione?
Vi lascio per qualche giorno con questo quesitino. Io me ne vado verso la nebbia emiliana, in trasferta. Non dovrebbe essere un viaggio di puro divertimento, ma si sa come va a finire con le rimpatriate.
Quando penso a Gene Hackaman oscillo tra due immagini: da un lato l’irresistibile bastardo padre di famiglia dei Tenenbaum, dall’altro il cattivone istrionico tipo ne La giuria. Eppure ha fatto millemila film. Ne La conversazione di Coppola infatti non è né l’uno né l’altro. Ed è diversissimo. Con l’età ha acquisito un sacco di fascino che prima non aveva. Il film è del ’74, ma si capisce sin dalla prima inquadratura anche senza saperlo che siamo in quegli anni. Hanno quella atmosfera tutta loro i film di quel decennio (che tra l’altro a me piace parecchio, mentre trovo abbastanza fastidiosa l’atmosfera dei film anni ’80; molte, troppe cose degli anni ’80 a ben pensarci sono fastidiose…ma di questo ne ho già parlato). Da notare, una colonna sonora tutto jazz veramente notevole.
Ogni tanto mi guardo qualche classico, che fa sempre bene.
E’ lunedì sera. C’è E.R. Quest’ultima serie mi ha preso di malumore. Non ho molta voglia di vederlo (infatti sono qui a scrivere, e solo di tanto in tanto butto lì l’occhio). Perché, diciamocelo, senza Carter non è proprio cosa.
Ma parliamo della scenona di Abbie e Kovac che parlano di lei che alla fine tiene il bambino sulle note di Damien Rice (Cold Water). Ecco, parliamone.
E poi lui rispetto alle ultime puntate mi sembra più magro. Sarà.
Ma da quando un ricercatore benchè diventato professore ordinario, benché americano, benché di fama e autore di molte pubblicazioni, benché fautore di teorie e modelli importanti, può chiedere 50.000 dollari per una comparsata ad un congresso? C-i-n-q-u-a-n-t-a-m-i-l-a. Escluso biglietto aereo di prima classe. Escluso l'albergo minimo 4 stelle.
La scienza al servizio del profitto.
Buuu!
Ma le associazioni cattoliche (sarebbe meglio dire catto-comuniste) non dovrebbero avere tutta una serie di ideali da perseguire? Certo, e infatti se proponi a un gruppo di ACR di prendere con loro un bambino disabile mica dicono di no. Dicono certo, non pesa mica, figuriamoci. Certo che non pesa, il bambino viene con l’educatrice personale al seguito, non pesa no (penso io).
Però poi quando fanno le gite non te lo dicono. Non chiamano neanche per avvisare che non ci saranno. Così il bambino disabile va al solito appuntamento e non trova nessuno. Perché sono tutti alla gita di cui nessuno gli aveva parlato.
Perché se ne fregano.
Fanculo, siamo andati al mare.
Chiunque ha dei figli speciali. Chissà da dove vengono tutti quei comunissimi adulti.
Winterbottom, il re inglese del cinema indipendente mi si da alla fantascienza. In Codice 46 uno splendido Tim Robbins sembra irridere gli anni che avanzano e quasi quasi ci si fa un pensiero. Ma è davvero la stessa persona di Mystic River? Lei è deliziosa, io l’adoro. E’ la donnina sensitiva di Minority Report e la dolcissima moglie di In America. Tra l’altro lei spicca per bassezza, mentre Tim Robbins si sa che è un gigante. L’effetto è bizzarro, ma in alcune scene aiuta.
L’argomento (l’etica della clonazione) è forse troppo impegnativo per risultare convincente, però mi sono passata due orette tranquille senza troppo lamentarmi. Certo, ci sono cose che lasciano dubbi. Tipo il finale che urla questo è cinema indipendente e noi indipendenti siamo fighi e un pò da fastidio. Tipo il modo in cui parlano tutti mischiando le parole in lingue diverse ma in maniera un pò furbina e a tratti ridicola. Io mi aspettavo (chissà poi perché, non avevo letto molto del film prima) che venisse presentata una società di gran lunga più autoritaria e orwelliana. Invece direi di no, le leggi che vengono presentate e che i protagonisti aggirano hanno un senso. Ma forse è proprio questo il punto. Quanto potere è lecito che lo stato abbia sulle nostre scelte? E’ sicuramente un interrogativo a cui non intendo dare una risposta, soprattutto qui e ora.
Fortunatamente non sono una filosofa.
Io voglio assolutamente un letto con la testiera alta in legno con sopra incisi degli ideogrammi (cinesi? E chi ne sa niente di lingue orientali?) come quello che c’è nel film, all’inizio. Sarò lo scopo della mia vita. (Me lo devo scrivere da qualche parte, che poi lo dimentico.)
Progetto di vita: aumentare la vita sociale cosicché si smetta di parlare di film in questo blog. Andare a letto prima la sera. Umh…sono due obiettivi inconciliabili. Dormirci sopra.