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Perditempo

hanno perso tempo qui in *loading*
mercoledì, 28 febbraio 2007
Ultimamente mi sono scoperta dipendente da due cose. La connessione internet e la vodafone sms infinity. La prima per connettermi al mondo, la seconda per mantenere le relazioni amicali. Entrambe sono entrate nella mia vita con uno scopo di utilità. Controllare la posta elettronica da un lato (senza la quale non mi sarei mai laureata) e risparmiare sui messaggi dall’altro. Dopo poco, però, il delirio. Internet si presta alla cosa, viste le infinite possibilità che offre. L’infinity sms giustifica di fatto il ricorrere al cellulare per qualsiasi tipo di comunicazione. Soprattutto nel caso di persone compiacenti dall’altra parte della cornetta. Ore di chat via sms, neanche si trattasse di messenger (per il quale vedi alla dipendenza numero uno). Dialoghi del tipo “Sono sulla corriera, accidenti, non ci crederai, ho visto una donna con otto cani bassotto al guinzaglio!” “Eh sì, tu non sai che cosa ho visto io: una signora di mezza età con la borsa con la stampa della foto di Britney Spears!” (tratto da una reale conversazione via sms). Elenco delle cose che nell’ultimo anno (da quando ho l’infinity) ho fatto via sms:
 
-         fare consulenza pseudo-psicologica
-         creare malintesi
-         scrivere una marea di puttanate
-         scrivere un universo di puttanate
-         sparlare della gente
-         commentare in diretta film, telefilm e qualsiasi trasmissione televisiva
-         consolare un’amica
-         chiedere consigli a un’amica
-         dare consigli ad un’amica
-         affrontare crisi
-         organizzare (male) le serate
-         mandare a quel paese una persona molesta
-         litigare
-         fare pace
-         svelare segreti
-         raccogliere gli altrui segreti
-         parlare della gente incontrata per strada
-         raccontare quello che mi è appena successo
-         raccontare quello che mi sta ancora succedendo
-         …e voi che cosa fate via sms (cose che una persona dovrebbe fare in altro modo)?
 
Ad ogni modo, l’evidenza della dipendenza si è palesata quando l’oggetto delle dipendenza stessa è venuto a mancare. “E ora come faccio?”
La situazione non è grave, ma se non posso connettermi a internet per qualche giorno comunque ci penso. Come se il mondo stesse andando avanti senza di me. E allo stesso modo non mi piace sapere di non essere libera di scrivere qualsiasi cosa mi venga in mente alle mie amiche. Come se la situazione fosse questa da sempre. Ma fino ad un anno fa non era affatto così.
 
Fortuna che la promozione infinity è stata rinnovata e...si sbriga o no telecom ad attivare l’adsl nel mio buco di paese!?
(Perché riconoscere una dipendenza è una cosa, aver intenzione di smettere è tutt’altro affare.)
postato da: MissBlum alle ore 20:55 | Permalink | commenti (18)
categoria:deliri quotidiani
martedì, 27 febbraio 2007
Estragone: E mentre aspettiamo, cerchiamo di conversare senza esaltarci, visto che siamo incapaci di star zitti.
Vladimiro: E’ vero, siamo inesauribili.
Estragone: Lo facciamo per non pensare.
Vladimiro: Abbiamo delle attenuanti.
Estragone: Lo facciamo per non sentire.
Vladimiro: Abbiamo le nostre ragioni.
 
Lui, il Maestro. Samuel Beckett sarebbe stato perfetto come mio maestro di vita. E io sarei stata la sua allieva preferita. Avrei imparato tutto quello che aveva da insegnarmi con diligenza e affetto filiale. Anche io ho sempre colto il lato assurdo e paradossale dell’esistenza. Anche io parto dal presupposto (ma è poi un presupposto o un punto di arrivo?) dell’insensatezza dell’agire umano. Anche io ritengo che l’unica ancora di salvezza in tutto questo sia l’ironia. Riesco a rispecchiarmi persino negli aspetti più fastidiosi della sua eredità, come l’ossessiva modalità di costruzione delle sue opere teatrali, così precisa e millimetrica, quasi a voler definire persino il momento in cui gli attori possono respirare. Anche in questo sarei stata una buona allieva. Anche a me piacciono le cose precise.
 
MissBlum groupie di Beckett? Peccato che non faccia più concerti.

(Visto Aspettando Godot, finalmente! Finale di partita però è ancora più assurdo, cinico e pessimista. Capirete perché preferisco quest’ultimo.) 

postato da: MissBlum alle ore 00:05 | Permalink | commenti (16)
categoria:buone visioni
sabato, 24 febbraio 2007
Amico di MissBlum: “Sai che è la prima?”
MissBlum: "Ma vah!”
Amico di MissBlum: “Eh sì, neanche io. Prima quando non eri ancora arrivata mi si prendeva in giro dicendo che mi sono vestito bene per la prima.”
MissBlum: “Io non lo sapevo. Per questo c’è tutta questa calca.”
Amico di MissBlum: “Per questo ci sono tutte queste signore con la messa in piega.”
MissBlum: “Già.”
 
Se anche voi foste stati presenti alla prima de I pagliacci – Cavalleria rusticana forse avreste avuto la fortuna di assistere ai seguenti momenti di gioia. Perché a noi i fratelli Marx ci fanno un baffo, ci fanno! (E con noi intendo il Club e alcuni consorti vari ed eventuali.)
 
1-   Cenerentola a 60 anni. Siamo all’entrata del teatro, proprio dove strappano i biglietti, in mezzo alla calca, quando avvistiamo una signora intenta a...cambiarsi la scarpe! Se ne è tolta un paio e se ne è messa un altro così, in piedi e in mezzo a tutti. Poi si è diretta verso l’omino dei biglietti con un paio di scarpe in mano.
2-      Un paio di ragazzine che si sistemano il trucco al bagno neanche fossimo in discoteca.
“Hey, sistemati il vestito, che ti esce una tetta!” 
3-    Una coppia di donnine giapponesi di tutto punto vestite che si godono le opere. E che al momento degli applausi estraggono lestamente la macchina fotografica digitale dalla borsetta per immortalare il momento. Sono o non sono vere giapponesi?
4-      La coppia di vecchine melomani. Le vecchine melomani si riconoscono per tutta una serie di caratteristiche distintive tra cui:
a.    Vestiti possibilmente pieni di paillettes ed eccessivamente sbracciati e/o scollati riesumati dall’armadio (cosa che si può facilmente riconoscere dal peculiare odore di naftalina).
b.    Gadgets di dubbio gusto tra cui borsette di vero o presunto coccodrillo, stole dai colori sgargianti, elementi in vera o presunta pelliccia, gioielleria sempre troppo ingombrante.
c.       Il famigerato sacchetto delle caramelle (tutte rigorosamente incartate singolarmente per assicurare la giusta dose di rumore nei momenti topici della serata).
d.       Per le più previdenti: scorta di cioccolatini.
La coppia di vecchine melomani della serata giunge nei nostri pressi durante l’intervallo. Si siedono con fare convinto (addirittura contano i sedili per non sedersi nel posto sbagliato) vicino a Holly. Peccato che prima vicino a Holly ci fosse una giovane coppietta. “Ma secondo voi è possibile che abbiamo fatto un cambio?” Boh…le vecchine sembrano così risolute che sono in grado di instillare in noi il dubbio. Ad un certo punto una delle due apostrofa Holly: “Ma tu non eri un ragazzo?” Umh…qui gatta ci cova…”Ma no, però prima c’era un ragazzo.” “Ma non il tuo ragazzo?” Le vecchine sono in evidente stato confusionale. “Ma voi che numeri avete?” “Il 12” “Ah, ma qui è il 40!” Le vecchine però non se ne convincono. Hanno addirittura contato le sedie, come possono essersi sbagliate?! “Guardi, qui c’è scritto 40: vede? Quattro e poi zero.” Le vecchine si allontanano sconsolate, non prima di aver quasi dimenticato una maglia sul sedile n°40.
Avevano sbagliato zona del teatro.
5-     Donna invasata per l’interprete che fa Pagliaccio prima e Compare Turiddu poi. Appena può si mette a urlare “Bravo! Bravooo!! Bravooooo!!! Bravooooooo!!!!” Esagera, penso. Ad un certo punto però l’invasata si smaschera: “Bravooooo, SALVATORE!” AH AH…ma quindi lo conosce! Sarà un’amica, pensiamo. “Ma che amica, questa esagera, sarà interessata, vorrà qualcosa da lui…” Dice Holly. “Sì, ne vorrà da lui.” Dico io.
6-     Uomo di mezza età solo che a fine spettacolo tenta di attaccare con noi discorso circa la polemica “Incompetenza dell’architetto che ha fatto il Carlo Felice”. In effetti in galleria le prime file non vedono nulla di nulla perché la loro visuale è coperta da una ringhiera. Ma evitiamo quest’uomo un po’ imbarazzati e ci dirigiamo all’uscita.
7-   All’uscita una massa informe di persone si va addensando. Hanno tutti in mano delle scatole rosse. Regalano cioccolatini. Assistiamo a scene pietose di signori e signore che con scuse barbine si fanno dare più di una scatola. E poi ci lamentiamo della fama dei genovesi. Noi ritiriamo le nostre scatole e ce ne andiamo.
postato da: MissBlum alle ore 17:17 | Permalink | commenti (23)
categoria:deliri quotidiani, buone visioni
venerdì, 23 febbraio 2007
Rassegna cinema: Full Metal Jacket.
Accanto a me arrivano per sedersi due ragazzi. Ecco, due imbecilli, penso mentre li vedo arrivare. Con Holly ci guardiamo divertite. Perché si tratta di due pesci fuor d’acqua, di quella gente che ad una rassegna di cinema non ti aspetti. Hanno la faccia da palestrati, non da cinefili (e nemmeno da palestrati-cinefili, che sono rari ma ci sono). Hanno la faccia (e il fisico) da palestrati stereotipici. Quelli da barzelletta, quelli definiti poco intelligenti.
Mi sento un po’ cattiva a pensare a queste cose. E snob. E piena di pregiudizi.
Però uno dei due è vestito di verde militare e ha le piastrine militari. E non mi sembra un buon segno.
Inizia il film. E capisco. Non sono due imbecilli (anche se su questo, come voi stessi tra poco potrete giudicare, ci sarebbe da discutere). Non sono due balestrati stupidi. Ecco che cosa non mi tornava: sono due invasati guerrafondai. Nel primo tempo ridono sguaiatamente ad ogni battuta del sergente. Si scompisciano. Se poi le battute vertono sul binomio sessualità-escrementi non vi dico le risate. Io che so che cosa mi aspetta alla fine del primo tempo proprio non riesco a trovare il tutto così divertente. In sala comunque qualcun altro trova certe battute spiritose, e ridacchia. Ma nessun altro si scompiscia. Loro sì. Nel senso che oltre a ridere e a ripetere ad alta voce le battute si danno pacche sulle gambe e si tengono il viso. Uh, che ridere!
E per tutto il film è così. Nel secondo tempo nella scena dell’elicottero (amarissima, un soldato spara sulla gente inerme e ne va fiero) loro ridono. Così, tanto per dirne una. Loro ridono. Ne saranno fieri pure loro, immagino.
Poi il finale, in cui come tutti sapranno i soldati cantano “Topolin topolin”. Solo che lo spettatore medio a questo punto dovrebbe essere moralmente distrutto. Io lo ero (va beh, io stavo ancora lì a cercare di riprendermi dalla morte di Cowboy e non faccio testo). Ma almeno un po’ scosso sì, accidenti. Almeno con la testa piena di cose incasinate. Almeno un po’ incazzato. Almeno una di queste reazioni la dovrebbe avere, lo spettatore medio.
I miei vicini, invece, erano esaltati. Appena il motivetto è iniziato hanno cominciato a tenere il tempo battendo le mani sulle coscie e a canticchiare. Loro canticchiavano felici. E sono usciti dal cinema fieri e soddisfatti.
 
Come dire, vedere Full Metal Jacket è non aver capito niente (del film e probabilmente della vita).
Perché si tratta di un film comico, voi non lo avevate capito? C’è pure l’happy ending! 
postato da: MissBlum alle ore 16:15 | Permalink | commenti (19)
categoria:deliri quotidiani, buone visioni
mercoledì, 21 febbraio 2007
Posso aiutare?
Mah…devo prendere un tram che si chiama desiderio, poi ancora un altro chiamato cimitero e dopo sei isolati devo scendere ai Campi Elisi.
 
Non amo i drammoni, io. Non tanto perché io sia una persona ottimista. Non sia mai. Piuttosto perché si tratta di una modalità diversa di interpretare la realtà. Che spesso fa comunque schifo (la realtà) ma in genere non ha molto senso farlo pesare al mondo. In Un tram che si chiama desiderio ci troviamo di fronte ad un esempio di vita che fa schifo. Dove tutto va nel modo peggiore possibile e le persone si dividono in categorie: i deboli e gli stronzi. Però lo stronzo numero uno qui è Marlon Brando. Ed è un gran figo. E Vivien Leigh che impazzisce è divina. E poi ogni tanto i drammoni ci stanno. E poi il film mi è piaciuto.
(Nota per il futuro: cercare di vedere i film degli anni '50 in lingua originale, ricordarsi che il doppiatore di Brando in questo film è fastidioso oltre ogni modo.)
 
C’è dell’acido questa sera. Fate voi, ho ancora negli occhi le immagini della destra del parlamento esultante e acclamante. Nonché un certo discorso tenuto dal nano del fastidio. Fate voi, se non c’è da essere acidi.
(Che poi lo si sapeva, sappiamo tutti da tempo che tanto faranno un simpatico partito di centro sugli antici fasti della DC. Però stasera, così un po’ a tradimento, ci sono comunque rimasta male.)
postato da: MissBlum alle ore 20:56 | Permalink | commenti (23)
categoria:deliri quotidiani, buone visioni
lunedì, 19 febbraio 2007

Miss Blum come Daryl Hannah? Umh...no eh?

postato da: MissBlum alle ore 23:58 | Permalink | commenti (18)
categoria:deliri quotidiani
sabato, 17 febbraio 2007
Flags of our fathers era uscito anche al multisala. Letters from Iwo Jima no. Non mi tornano i conti. Ma non è questo quello candidato all’Oscar? Mah…
Che poi chissenefrega, ai multisala non ci vado neppure. La scocciatura è di tipo pratico. I cinemini indipendenti possono concedersi solo una prima serata, nel caso di filmoni lunghi come questo. Orario unico per tutti ore 21. Ma difficilmente io riesco a permettermi certi orari, a meno di non programmare la cosa con giorni e giorni di anticipo. Almeno in questi casi i multisala solitamente si permettono un’onesta terza serata ore 23 per i ritardatari.
La cosa fastidiosa è che questo weekend tutti i film papabili rispettavano i due criteri dell’essere film da cinemino d’essai e dell’essere lunghi in modo spropositato. Io speravo in Clint. Speravo che la Warner e quell’altra cosa che qui a Genova ha un multisala credessero in lui. Invece no. Nemmeno di fronte alla candidatura all’Oscar.
Se non è discriminazione questa.
Mondo ingiusto.
Fastidio. 
Sono andata quindi a vedere Il grande capo, inspiegabilmente ancora nelle sale. Un numero congruo di risate sincere me le ha strappate. E’ o non è una commedia? Certo, forse dimenticare chi è il regista aiuterebbe. Solo che Von Trier non ci pensa nemmeno, a farsi dimenticare. E lancia frecciatacce alla critica e a noi poveri spettatori che neanche in tempo di guerra. E neanche implicite, esplicitissime. Se fossimo stati a teatro sarebbe salito sul palco a parlare. Ecco, forse questo è stato poco onesto nei confronti degli spettatori. Anzi, senza forse.
Però alcune battute erano molto divertenti. E all’uscita del cinema venivano in mente i momenti più esilaranti. E con l’amica di turno c’era voglia di condividere.
Del resto le commedie servono soprattutto a questo, no?
 
Invece giovedì è ricominciata la rassegna cinematografica (ma si, facciamo un po’ di pubblicità, che sono bravi ragazzi e l’altra sera ci hanno pure offerto da bere) preferita (siamo oneste, l’unica che riesce a sopravvivere!) da me, da Holly e da un’altra amica che come lei stessa afferma non sente il bisogno di avere un blog. Rispettiamo il suo bisogno di privacy.
Primo film della stagione: Donne sull’orlo di una crisi di nervi.
E’ Pedro. C’è Carmen Maura. C’è Antonio Banderas balbuziente con una terribile capigliatura. C’è una pazza signora su una Harley. Ci sono tantissimi tailleurini anni ottanta (gonna a tubino, giacca lunga linea dritta). Ci sono i terroristi shiiti. C’è il gazpacho. Ci sono telefoni rossi che si rompono in continuazione. Ci sono dischi LP che volano sulle teste dei protagonisti. C’è un tassista che compra del collirio e ha gli interni del taxi in pelliccia zebrata.
C’è bisogno di altro?

Per non parlare sempre (e a sproposito) di cinema, questa donnina è attualmente in cima alla classifica del “Se rinasco voglio essere lei”. Le sua canzoni hanno tutte le caratteristiche che vorrei avessero se fossi stata io a comporle. In un universo parallelo in cui io sono una musicista, ovviamente.

postato da: MissBlum alle ore 17:51 | Permalink | commenti (16)
categoria:buone visioni
venerdì, 16 febbraio 2007

Psy

Secondo questa lista c’è una nuova professionista in circolazione. Manca solo il famigerato tesserino dell’ordine.

Felicitazioni.

postato da: MissBlum alle ore 17:37 | Permalink | commenti (6)
categoria:buone nuove
giovedì, 15 febbraio 2007

A febbraio i canali di sky hanno pensato di farci pesare San Valentino, sprecandosi in film a sfondo romantico. Siete contenti?

MissBlum ha però colto l’occasione per vedersi un vecchio film di Malle, Les Amants.

E ha capito una cosa. Qui sa che molti non saranno d’accordo. Perché il cinema francese non si tocca, ancora meno la sua musa. Ma a MissBlum Jeanne Moreau sta un pò sulle palle. Che poi non è neanche colpa sua. Cioè un po’ sì. Ma procediamo con ordine. Forse il problema di fondo sono i suoi personaggi. O almeno quelli che adesso le vengono in mente. Donnine fastidiose. Poco simpatiche. Che sorridono poco. Perché poi le poche volte che sorride cambia tutto.

Una cosa però più di ogni altra cosa infastidisce MissBlum. La camminata di Jeanne Moreau. Nel senso del modo in cui cammina. Un misto di eleganza e goffaggine, con le braccia e le spalle sempre troppo in avanti rispetto al resto del corpo. Procedendo a piccolo passi poco convincenti. Chissà perché MissBlum ha notato questa cosa. Mah. Fatto sta che la infastidisce. E nei film che ricorda MissBlum lei cammina parecchio. Tipo si ricorda (anche perché l’ha visto da poco) Ascensore per il patibolo. E la scenona del film è una lunga ripresa di Jeanne Moreau che cammina. Forse MissBlum dovrebbe riflettere su questa cosa. Invece di perdere tempo a notare la camminata, non poteva concentrarsi sul film?

Per allietarsi invece la serata di San Valentino si è vista Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto. Il panorama sky non offriva granchè, ad essere sinceri. Il film è carino a tratti e a tratti anche no. Però Giannini è immenso. Tragicamente significativa, a posteriori, una battuta su Berlinguer e sul compromesso storico all’inizio del film. Un po’ come in quei film pre-11 settembre ambientati a New York in cui si vedono le torri. Ecco, un pò come se nel film fosse apparso Aldo Moro.

postato da: MissBlum alle ore 00:49 | Permalink | commenti (18)
categoria:buone visioni
lunedì, 12 febbraio 2007

Fermata dell’autobus, Genova, ore 18:10. MissBlum aspetta di tornare a casa. Diluvia, lei non ha l’ombrello. Una signora armeggia con il suo, di ombrello. E’ rotto. Una voce chiama MissBlum da dietro le spalle. Lei riconosce subito dall’accento e dalle parole quell’inglese tipico degli africani. O almeno di alcuni africani. MissBlum si gira e le appare un distinto signore in giacca e cravatta con un enorme mazzo di fiori da negozio. Il signore manco a dirlo è di pelle scura. Le sta offrendo riparo dalla pioggia col suo ombrello. Lo offre anche alla signora dell’ombrello rotto.

“Mama, can I help you?”

Ma la signora guarda il signore distinto con la coda dell’occhio, vede la pelle nera e i fiori e neanche si gira. Fa finta di non sentire. Il signore è stranito. Chiede a MissBlum se conosce la signora. No. “Oh, you are alone!”. Spiega che è dispiaciuto perchè la signora si sta bagnando. E va beh, pensa MissBlum. Fatti suoi. Nella prossima vita se li fa passare i pregiudizi.

Arriva l’autobus del signore, che saluta ed è dispiaciuto di lasciare MissBlum lì ad aspettare il suo che non è ancora arrivato. Quando se ne va la signora attacca discorso con MissBlum. Si giustifica. Ma io non capisco l’inglese, non avevo capito. E poi ho visto i fiori. E poi pensavo parlasse con te.

Eh si, ho visto, dice MissBlum, e invece è stato molto gentile. Voleva solo offrire il suo ombrello.

ps. chi conosce MissBlum se la riderà di brutto nel sapere che le sono stati fatti i complimenti per il suo inglese.Tzè.

postato da: MissBlum alle ore 23:51 | Permalink | commenti (17)
categoria:deliri quotidiani
domenica, 11 febbraio 2007

Farò outing. Cinematograficamente nasco e cresco come una terribile fifona. Fin dall’infanzia mia pressante preoccupazione è stata evitare come la peste i film che mi facevano/avrebbero potuto farmi paura. Quando sapevo che facevano alla tivvù uno dei film da me più temuti evitavo persino di fare zapping, per evitare di imbattermi in qualche scena raccapricciante. Ricordo con orrore gli anni di Nightmare. Nightmare non lo potevo nemmeno guardare nella pubblicità del film. Già solo il pensiero del suo faccione deturpato e delle lame aguzze al posto delle dita bastava a togliermi il sonno. Quando dico che ero una fifona intendo dire che sono rimasta profondamente shoccata da niente di meno che Chi ha incastrato Roger Rabbit? la cui visione mi fu estorta con l’inganno facendomi credere che trattatavasi di film per bambini. Per anni ho avuto incubi in cui poveri cartoni animati indifesi venivano sciolti nella salamoia. E vogliamo parlare della vocina stridula del cattivone? Brrrr…

Con il tempo le paure si sono ristrette, anzi, praticamente dissolte.

Una cosa mi è rimasta: lo schifo-raccapriccio per certe scene. Il gore in generale, diciamo (mentre lo splatter no, in linea di principio). Il problema non è che mi fa paura, il problema è che mi sento un po’ male a vedere certe scene, senza contare che poi me le sogno pure.

Questa cosa però mi da fastidio, perché mi preclude la possibilità di vedere molti film. O me ne rovina la visione. Tipo Sin City. Mi rendo conto di essere l’unica fessa che è uscita dalla visione di questo film con un senso di forte nausea. Perché poi non mi era dispiaciuto, solo che certe scene continuavano a perseguitarmi (ebbene sì, nonostante il fatto che molte fossero in forma di cartoon!, è l’idea che conta, non la verosimiglianza della rappresentazione).

Finchè questa cosa mi tiene lontana da prodotti tipo Saw ok, la mia coscienza cinefila non crollerà per questo. Ma di fronte alla trilogia di Park, come potevo fare? Tutti a dire che si tratta di film bellissimi fantastici irripetibili…

Così ho trovato un compromesso. Vedere il film registrato con tasto fast forward a portata di mano. E ho visto Oldboy e pure Sympathy for Mr. Vengeance. Ho usato il tastino salvifico solo in due scene, entrambe di Oldboy (quella dei denti e quella della lingua, tanto per intenderci) e ho distolto lo sguardo solo in una scena di Sympathy (quella del cutter, sempre per intenderci).

E non sono stata male.

Faccio progressi.

Ps. Che poi spesso rimango fregata da film insospettabili. Tipo sono stata malissimo nella scena della tortura dell’ultimo Loach.

postato da: MissBlum alle ore 17:15 | Permalink | commenti (11)
categoria:buone visioni
venerdì, 09 febbraio 2007

MissBlum: "Quella battuta di prima è da antologia"

Amica di MissBlum: “Uh?”

MissBlum: “Che c’è?”

Amica di MissBlum: “Ma hai detto deontologia?”

MissBlum: “Deontologia? Cioè battuta deontologia?”

Amica di MissBlum: “Eh si, ho capito così”

MissBlum: “Ma no, ho detto battuta da ontologia”

Amica di MissBlum: “Eh?”

MissBlum: “Battuta da ont...anto…va beh, quella cosa lì” 


(E io non ero ubriaca)

postato da: MissBlum alle ore 19:46 | Permalink | commenti (7)
categoria:deliri quotidiani
martedì, 06 febbraio 2007

Dopo aver letto il commento di jelly al post precedente ho iniziato a rimuginare sulla questione sollevata: i bravi attori che si riciclano/si svendono/si fanno fregare facendo filmacci. Perchè sono tanti e spesso non se ne capisce nemmeno il motivo (soldi? fama? ma se sono personaggi che hanno una sovrabbondanza di entrambe queste cose!).

Così ho pensato di chiedere a voi. Qual è l’attore che stimavate e che un giorno vi ha proprio deluso ma deluso deluso prestandosi a fare un film che neanche un morto di fame? E qual è il film in questione?


Vi lascio per qualche giorno con questo quesitino. Io me ne vado verso la nebbia emiliana, in trasferta. Non dovrebbe essere un viaggio di puro divertimento, ma si sa come va a finire con le rimpatriate. 

postato da: MissBlum alle ore 23:50 | Permalink | commenti (15)
categoria:buone visioni
lunedì, 05 febbraio 2007

Quando penso a Gene Hackaman oscillo tra due immagini: da un lato l’irresistibile bastardo padre di famiglia dei Tenenbaum, dall’altro il cattivone istrionico tipo ne La giuria. Eppure ha fatto millemila film. Ne La conversazione di Coppola infatti non è né l’uno né l’altro. Ed è diversissimo. Con l’età ha acquisito un sacco di fascino che prima non aveva. Il film è del ’74, ma si capisce sin dalla prima inquadratura anche senza saperlo che siamo in quegli anni. Hanno quella atmosfera tutta loro i film di quel decennio (che tra l’altro a me piace parecchio, mentre trovo abbastanza fastidiosa l’atmosfera dei film anni ’80; molte, troppe cose degli anni ’80 a ben pensarci sono fastidiose…ma di questo ne ho già parlato). Da notare, una colonna sonora tutto jazz veramente notevole.

Ogni tanto mi guardo qualche classico, che fa sempre bene.

 

E’ lunedì sera. C’è E.R. Quest’ultima serie mi ha preso di malumore. Non ho molta voglia di vederlo (infatti sono qui a scrivere, e solo di tanto in tanto butto lì l’occhio). Perché, diciamocelo, senza Carter non è proprio cosa.

Ma parliamo della scenona di Abbie e Kovac che parlano di lei che alla fine tiene il bambino sulle note di Damien Rice (Cold Water). Ecco, parliamone.

E poi lui rispetto alle ultime puntate mi sembra più magro. Sarà.

postato da: MissBlum alle ore 21:43 | Permalink | commenti (14)
categoria:buone visioni
sabato, 03 febbraio 2007

Ma da quando un ricercatore benchè diventato professore ordinario, benché americano, benché di fama e autore di molte pubblicazioni, benché fautore di teorie e modelli importanti, può chiedere 50.000 dollari per una comparsata ad un congresso? C-i-n-q-u-a-n-t-a-m-i-l-a. Escluso biglietto aereo di prima classe. Escluso l'albergo minimo 4 stelle. 

La scienza al servizio del profitto.

Buuu!

 

Ma le associazioni cattoliche (sarebbe meglio dire catto-comuniste) non dovrebbero avere tutta una serie di ideali da perseguire? Certo, e infatti se proponi a un gruppo di ACR di prendere con loro un bambino disabile mica dicono di no. Dicono certo, non pesa mica, figuriamoci. Certo che non pesa, il bambino viene con l’educatrice personale al seguito, non pesa no (penso io).

Però poi quando fanno le gite non te lo dicono. Non chiamano neanche per avvisare che non ci saranno. Così il bambino disabile va al solito appuntamento e non trova nessuno. Perché sono tutti alla gita di cui nessuno gli aveva parlato.

Perché se ne fregano.

Fanculo, siamo andati al mare.

postato da: MissBlum alle ore 18:56 | Permalink | commenti (13)
categoria:deliri quotidiani
venerdì, 02 febbraio 2007

Chiunque ha dei figli speciali. Chissà da dove vengono tutti quei comunissimi adulti.

 

Winterbottom, il re inglese del cinema indipendente mi si da alla fantascienza. In Codice 46 uno splendido Tim Robbins sembra irridere gli anni che avanzano e quasi quasi ci si fa un pensiero. Ma è davvero la stessa persona di Mystic River? Lei è deliziosa, io l’adoro. E’ la donnina sensitiva di Minority Report e la dolcissima moglie di In America. Tra l’altro lei spicca per bassezza, mentre Tim Robbins si sa che è un gigante. L’effetto è bizzarro, ma in alcune scene aiuta.

L’argomento (l’etica della clonazione) è forse troppo impegnativo per risultare convincente, però mi sono passata due orette tranquille senza troppo lamentarmi. Certo, ci sono cose che lasciano dubbi. Tipo il finale che urla questo è cinema indipendente e noi indipendenti siamo fighi e un pò da fastidio. Tipo il modo in cui parlano tutti mischiando le parole in lingue diverse ma in maniera un pò furbina e a tratti ridicola. Io mi aspettavo (chissà poi perché, non avevo letto molto del film prima) che venisse presentata una società di gran lunga più autoritaria e orwelliana. Invece direi di no, le leggi che vengono presentate e che i protagonisti aggirano hanno un senso. Ma forse è proprio questo il punto. Quanto potere è lecito che lo stato abbia sulle nostre scelte? E’ sicuramente un interrogativo a cui non intendo dare una risposta, soprattutto qui e ora.

Fortunatamente non sono una filosofa.

 

Io voglio assolutamente un letto con la testiera alta in legno con sopra incisi degli ideogrammi (cinesi? E chi ne sa niente di lingue orientali?) come quello che c’è nel film, all’inizio. Sarò lo scopo della mia vita. (Me lo devo scrivere da qualche parte, che poi lo dimentico.)

 

Progetto di vita: aumentare la vita sociale cosicché si smetta di parlare di film in questo blog. Andare a letto prima la sera. Umh…sono due obiettivi inconciliabili. Dormirci sopra.

postato da: MissBlum alle ore 18:19 | Permalink | commenti (7)
categoria:buone visioni